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Soluzioni alternative per dimostrare le proprie inettitudini: l'arte culinaria

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Sono in crisi, le insicurezze sono entrate al galoppo e i dubbi si sono moltiplicati. Così, come da libretto delle istruzioni del mio pessimo carattere, sto mettendo in discussione un paio di cosette; nulla d’importante: lavoro, stato civile, luogo in cui vivere. Se decido di cambiare anche il colore dei capelli mi toccherà rifare la carta d’identità, per capirci. Tutto è iniziato con la consapevolezza di faticare come un mulo a fare l’unica cosa che sapevo fare; ma di questo vi parlerò tra qualche giorno, appena avrò finito di elaborare il lutto per un’attitudine che solo un miracolo potrebbe far risorgere; peraltro, il periodo è quello giusto, incrociamo le dita.   Allora, se un’abilità se ne va, tocca cercarne un’altra: questa è la mia filosofia assai contorta come tutto il resto. E se devo dedicarmi a qualcosa di nuovo voglio che sia difficile, altrimenti non mi diverto (e questo si chiama masochismo). Cos’è particolarmente ostico per me? Cucinare! Non sono capace e l...

Negazionisti, area covid e... mi diverto un po'

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  La gente è strana. E la vita trova sempre la maniera di sottolinearlo, qualora ce ne fosse bisogno. Io, poi, sono particolarmente fortunata in questo senso: per essere una che esce raramente, quelle poche volte mi offrono invariabilmente spunti interessanti. Serve la premessa, abbiate pazienza. Ho tre amici che fanno parte di quella schiera di persone che vengono definite “negazioniste”. A due di loro sono particolarmente legata: frequentazioni lunghe, fin dall’infanzia, sostegno reciproco nelle situazioni più difficili, eccetera. E’ un che fatto queste tre persone e io abbiamo nulla in comune; a parte un significativo tratto di strada percorso tenendoci per manina, non c’è argomento significativo su cui si sia mai riusciti a trovare un accordo: dalla religione al calcio, dalla politica alle utopie sociali, dalla musica alla letteratura. Però ci si vuole bene. A volte cerco di spiegarmi questo fenomeno, poi lascio perdere perché l’amore è anche quella roba lì. Per loro ...

Sono il tipo di donna che...

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  Sono il tipo di donna che la maggior parte degli uomini (ma anche alcune donne) fatica a definire femminile. Sono il genere di donna che: - piuttosto che spendere 100 euro (ma anche 50, temo) per un capo di lingerie, sceglierebbe di sorreggere il seno con il nastro adesivo per pacchi, e persino di un colore diverso dagli slip (o meglio, di lasciarlo andare dove gli pare); - ai negozi di scarpe preferisce quelli di ferramenta; - ha una tuta blu da meccanico e più di una volta si è sdraiata sotto l’auto per tacconare dei buchi; - quando deve fare una valigia, non la fa. Ha uno zaino nel bagagliaio dell’auto, dove c’è tutto il necessario per andare ovunque, se e quando lo vorrà; - non ha una bilancia perché si pesa solo dal medico quando è necessario; - possiede abiti eleganti e scarpe tacco 12, ma si sente più attraente con i jeans e le Superga tarocche o gli anfibi (non i Doc Martens fighetti, ma quelli da spaccio militare), oppure con l’abito elegante e gli anfibi, ...

Fobia sociale / social

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La fobia sociale è un disturbo interessante. Doloroso, ma interessante. Dopo che mi fu diagnosticata l’agorafobia, ebbi modo di rifletterci e di comprendere che i medici si erano concentrati sull’effetto e non sulla causa del problema; lo feci mentre mi trovavo in un parco cittadino, discretamente ampio, era notte e mi sentivo benissimo. Ricordai che la stessa sensazione di relax e totale assenza d’ansia l’avevo provata, all’esordio degli attacchi di panico e della autoreclusione, quando mi ritrovai su una spiaggia deserta alle 6 di mattina (il viaggio per arrivarci non fu facile). Come sappiamo, l’esatto significato etimologico della parola agorafobia è paura della piazza. Così, per confermare definitivamente la teoria relativa all’errore di valutazione del mio caso, una notte mi recai in piazza Vittorio (una delle piazze più grandi d’Europa): stesso effetto, fino a che non apparvero nel mio campo visivo alcuni capannelli di giovani; in quel momento l’ansia riaffiorò come Vene...

Sogno/incubo in mutande

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  Mi sono spesso lamentata di sognare d’essere in mezzo alla strada senza mascherina e di provare l’imbarazzo tipico di quando il mondo onirico ci esibisce nudi nella pubblica piazza. Poi ho sentito di numerosi casi analoghi e forse (dico “forse” perché vorrei riconoscere alla mente ancora un po’ di pietà nei miei confronti) le celluline grigie hanno elaborato un piano più crudele per farmi svegliare sudata come un facocero. Ed eccomi a raccontarvi il mio ultimo sogno… che qua ci divertiremo anche a scriverlo (boh), ma mi ha parecchio angosciata. Diciamo che in assenza di psicoterapeuta, ve lo beccate voi. Premetto che voglio un gran bene a mio padre, ma effettivamente mi ha sempre ricordato uno scienziato pazzo, con la conseguente soggezione che tale percezione si porta dietro. Il sogno: Mio padre è in uno studiolo a baloccarsi con ampolle, matracci, becher, eccetera. L’arredamento sembra rubato da una stampa di fine Ottocento. Mi sta dicendo che è stato un mio amico a pre...

Fuori è più bello

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  Ufficio CAF: detesto quel genere di luoghi. Tocca stare seduti con in braccio faldoni di documenti e un'ansia che pesa quintali perché ho la certezza di aver dimenticato un documento fondamentale e di non capire mai completamente cosa mi si chiede. E poi, da quel genere di posti, risulta complesso scappare- Aggiungiamo un luogo parecchio sporco. Di norma non sono schizzinosa, ma se il pavimento, che in qualche sparuto angolino rivela il suo colore bianco originale, lo si vede di una tonalità tipo polvere di ematite dislocata in modo eterogeneo, un po' inquieta... soprattutto in questo periodo. Inoltre, il tizio che segue la mia pratica è obeso, gentilissimo ma obeso, e con il bizzarro tic di sollevare la mascherina quando ti deve parlare. Ora, a me la ciccia piace, ho sempre desiderato indossarla qua e là per raggiungere una forma più zen, ma quella tipologia di obesità, che rientra nel campo di competenza del dott. Nowzaradan, mi genera una strana agitazione. Comunque, trasc...

La cura

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  A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Uhhh, che cazziatone! La faccenda dei  due venerdì non poteva restare impunita. L’Uomo dei libri non dimentica. E allora stavo guardando un episodio di Ellery Queen (che mi piace tanto), quando suona il telefonino. Lancio l’occhio e medito di darmi per morta, perché lo so che è in arrivo un vento gelido dall’est (anche se le coordinate geografiche non sono esattamente quelle di levante, sospetto). Non c’è bisogno d’essere sensitive per sentire l’onda d’urto di una rabbia trattenuta per ore. Nell’ordine: le sigarette, il ritmo sonno-veglia (e viceversa), la dieta squilibrata, la vita squilibrata, lo Xanax che rintrona, i libri suicidali che mi ostino a leggere, le analisi che rimando perché tanto già so il risultato (perché sono “presuntuosa e testarda”, tra le altre cose).   - Mi hai detto che Battiato ha scritto “La cura” per me. Qui faccio la voce di bambina che chiede d’essere presa in bracci...