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Sincerità? E' roba per pochi.

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     Non sono una persona particolarmente sincera, e non me ne dolgo. Spesso sento dire, o leggo, frasi del tipo "dico sempre la verità!", dove il punto esclamativo quasi rimbomba. Ammetto che sarei tentata di chiedere agli autori (o autrici, che sono più frequenti), se conducono una vita solitaria come tenie; perché questo fa la sincerità nuda e cruda, senza filtri: allontana gli altri. Essere sinceramente sinceri... l'avverbio è lì non solo per baloccarmi coi vocaboli, piuttosto per via della falsa sincerità che dilaga; è un ossimoro, lo so, ma noi umani siamo parecchio contraddittori, fateci caso. Credo che la sincerità vada meritata, come qualsiasi altra cosa. Inoltre, so che non tutti la sopportano e rischiano di cadere in spiacevoli equivoci, come pensare che una brutta verità sia falsa, frutto d'astio o d'invidia. Ecco perché la uso poco ( la motivazione più rilevante la tengo per la fine, anche se ho spoilerato all'inizio) : da un lato non mi piace fer...

E oggi si prova un cinema.

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Fobia sociale? Forse non più, però... Sala ancora vuota. Sono in sala cinema/teatro. Tutto esaurito. Ovviamente ho scelto una poltrona vicina all'uscita, il lato destro è libero: un'ottima via di fuga (a queste cose sto sempre attenta). Da molto tempo non andavo al cinema, benché mi fosse sempre piaciuto, e anche oggi mi sono decisa senza starci a pensare, altrimenti me ne sarei rimasta a casa. Mentre noto che tutta questa gente non mi da alcun fastidio, evito accuratamente di analizzare il fenomeno inusuale (meglio non sapere, meglio non indagare, perché la ricerca della verità è ansiogena).  Ma poi, dietro di me, due signore iniziano a chiacchierare. La conferenza seguita dal film non è ancora iniziata, quindi non ho modo di sfuggire alle voci che sento appartenere a donne decise, che delle questioni del mondo hanno capito tutto, e un po' si sentono frustrate dalla stupidità dilagante. Conosco quel tipo di persona e di norma non la sopporto, a meno di non trovarmi in una ...

Oggi libri: "La mia vita" di Agatha Christie

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  Chi non vorrebbe conoscere i propri miti, la loro vita, cosa fanno o non fanno, gli intimi pensieri? Io, lo ammetto. Ci sto riflettendo mentre affronto le ultime pagine dell'autobiografia di Agatha Christie , non a caso iniziata a leggere dopo aver spuntato l'intera sua bibliografia. Diciamo pure che le biografie poco mi appassionano, ma a volte amo talmente tanto un autore (o qualsiasi altro personaggio) che è forte la tentazione di sapere cosa ha fatto nel corso della propria esistenza o cosa pensa del suo lavoro, del mondo e di tutto quanto. Tuttavia, ricordo che dopo l'autobiografia di Simenon decisi che sarebbe stato meglio non sapere per non perdere il piacere della lettura di opere interessanti (lui mi apparì fortemente indigesto, egoista e un tantino urtante), quindi smisi di leggere i suoi romanzi, seppur mi piacessero molto. Con la Christie sono semplicemente rimasta delusa, ma non è colpa sua. Ha vissuto una vita molto avventurosa, ha affrontato viaggi in solit...

L'anno del treno che non poteva arrivare.

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  Sto pensando all’anno che sta terminando. Sto pensando che è stato un anno talmente strano e complicato, pervaso da fatti più emozionali che materiali, da non riuscire a narrarlo. Sul serio, non saprei da che parte iniziare. Tuttavia, potrei riassumerlo attraverso un ricordo, disgiunto dai fatti ma equivalente nelle sensazioni. E allora parto con la narrazione (lunga, temo; nel caso vi fermate qui, vi faccio gli auguri per un buon 2023, e siamo a posto per un anno intero). L’episodio a cui mi riferisco risale a un bel po’ di anni fa. Immaginate una Londra ancora libera, anche se non per molto, da grattacieli a specchio o vagamente fallici… ci siamo? Bene! Un mattino mi recai in un quartiere talmente periferico che forse avevo varcato qualche invisibile confine, pur continuando a pagare con le sterline. Non c’era nulla da vedere: palazzoni, strade a tratti sprovviste di targhe che ne indicassero il nome, pochi negozi e molti venditori di strada (di quelli che espongono la ...

Provare a stare bene è un duro lavoro.

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       L'osservazione dei progressi fatti non offre grandi soddisfazioni, almeno così è per me. Sarà che sono diventata un po' severa: a volte mi premio, ma accade sempre più raramente; altre volte prendo atto di un'azione che sono riuscita a compiere mentre penso ad aumentare il grado di difficoltà. All'inizio di questo programma (del tutto personale, inutile entrare in dettagli che probabilmente non vi sarebbero di alcuna utilità) privilegiavo la prima opzione, quella del regalo e dei "festeggiamenti"; ora no. E' che, a mio parere assai opinabile, tentare di uscire da un disturbo parecchio invalidante richiede allenamento, ma soprattutto educazione mentale... che non significa non dire parolacce tra sé e sé. Una bravissima psicoterapeuta, un giorno mi disse che dovevo sforzarmi di pensare alla mia mente come a un muscolo che, per restare tonico, necessita di costante esercizio. Tutto ciò è per dire che oggi ho provato l'esposizione a una situazione ...

Osservare come fosse baseball.

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  Mi accorgo ora di non essere passata da queste parti per più di due mesi. Come state? Tutto bene?  Potrei affermare di trovarmi a corto di cose da raccontare o di indulgere in una particolare pigrizia, e non direi il falso. Potrei persino avventurarmi in ambito psico/sociale e ammettere che sono un po’ ghoster , perché è vero ma di questo parleremo, casomai, in un altro momento (mi sto interessando all’argomento e avrei due o tre idee da sottoporre agli studiosi del fenomeno). Ci sta tutto, compreso il fatto d’essermi dimenticata del blog, ma aggiungo un dettaglio che presumo corrisponda alla motivazione primaria: il virtuale non mi diverte più… social, messaggistica, chat, computer ormai tendo a usarli (usare, sì, questo è il verbo corretto) per lavoro… e di ciò li ringrazio; ma leggere per leggere, preferisco un romanzo; guardare per guardare, scelgo un film in tv o rivedere per n volte elevato all’infinito un episodio di Poirot o Barnaby; comunicare per comunicare, p...
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  Ultimo giorno d'agosto, ultima pausa pranzo in centro città. Ora è il tempo del ritorno a cose, abitudini, strade affollate. E ho incontrato paesaggi deserti gustosi per la mente; dopamina da vuoto, quando si notano i dettagli che sfuggono quando i volti della gente richiedono disattenzione. Durante questo mese, passeggiando, mi è capitato di riflettere sul fatto che nei miei pensieri la nostalgia sia merce scarseggiante. Tuttavia, è un'emozione che mi attrae; non saprei spiegarne il motivo, se non per una sorta di romanticismo poetico, peraltro molto distante dai miei pensieri in prosa. Aggiungerei che da qualche tempo riesco a gironzolare senza l'allarme continuo dell'agorafobia e non so quanto durerà (perché Lei ritornerà, ne sono certa... ma per ora non mi manca perché, appunto, non sono nostalgica). Quindi, ne ho approfittato per stimolare l'emozione di ricordi un po' struggenti. Ho fatto un tour della memoria, delle strade, dei palazzi e dei loro occupa...