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Le esche che innescano la rabbia.

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Nel 2019 è arrivata la rabbia. Non la zoonosi scatenata da un virus (quella è più letale), ma l'emozione che, e qui copio dal web, "deriva dall' istinto di difendersi per sopravvivere nell'ambiente in ci si trova "; definizione che personalmente trovo corretta. Una rabbia talmente soverchiante da fare impallidire depressione, attacchi di panico, agorafobia, che infatti erano spariti, almeno nella fase acuta dell'ira. Una serie di eventi hanno trasformato un tratto della mia personalità che mi piaceva parecchio: l'incapacità di provare collera e odio . E con ciò è andata a gambe all'aria anche la convinzione che nella vita non si cambia, che si resta quello che si è e da lì non si scappa. Nonostante gli inaspettati benefici in termini d'ansia, questa novità non l'ho accolta con piacere. In alcuni momenti mi pareva di comprendere il personaggio interpretato da Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". La violenza fisica mi ha ...

Smettere di nascondersi.

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  Appena terminato di guardare un telefilm che mi ha turbata; una non scelta, una casualità da zapping. Turbata e decisa a distrarmi con qualche sciocchezza. Ed ecco un blackout, buio e silenzio rotto solo da qualche antifurto. Fortuna che mi piacciono le candele e ne ho sempre sul tavolino. Esco sul balcone e scopro che sta piovendo: è una buona cosa, la pioggia sembra rendere più leggera ogni cosa. Nelle altre case si scorge qualche luce da torcia o da schermo del telefonino.      Ripenso alla storia di quel telefilm, cerco di capire perché ne ho trascritto quasi integralmente i dialoghi… “Prendimi come sono, chiunque io sia”, s’intitola così ma non ricordo il nome della serie; c’è Anne Hathaway, questo lo so, all’inizio è oltremisura euforica e non è dato capirne la ragione; è mattino presto e va al supermercato… a quell’ora s’incontrano poche persone.   Nelle notti d’insonnia, a volte aspetto l’apertura del supermercato seduta nel parcheggio antistante...

"Solo per un po'".

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  Mi hanno detto “per un po’ non scrivere. Esci, guarda cosa accade fuori da te, incontra gente e i loro pensieri… solo per un po’”. Così, per due o tre mesi ho segregato i quaderni in un cassetto, messo in attesa tutte le storie già iniziate e mi sono piazzata in ascolto di voci e mi seduta su panchine e ho sorriso anche quando non ne avevo voglia e ho provato a ripudiare l’isolamento e un sacco di altre cose poco significative. Poi ho avvertito quella sensazione di vuoto che, di norma, prelude al pericolo di umore tendente al tetro: una bizzarra sfumatura di nero, perché pure il nero non è un assoluto (anche se la scienza ha scoperto un nero più nero del Vantablack, che però qui non ho mai visto). Allora mi hanno detto “Sei strana, sembri assente, forse hai nuovamente bisogno di un aiuto, di uno specialista… solo per un po’”. Così sono tornata dalla specialista che mi ha trovata singolarmente noiosa, segno che è una brava perché mi venivo a noia da me. Ho riflettuto sull’...

Anche senza canditi, buona Pasqua!

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  Il fatto è che amo i dolci contenenti canditi; mi piacciono anche i canditi senza il dolce attorno, ma meno. Oggi, trovandomi in zona centrale per faccende da zona centrale, mi sono fermata in uno di quei bar/pasticceria dove se ordini un tè ti chiedono anche di che colore lo vuoi. In questi casi resto sempre un po’ sbalordita; sono più abituata ai localini che se gli chiedi un tè ti guardano con sospetto, poi spariscono nel retro (dove, ne sono quasi certa, ci vivono tizi loschi che passano il tempo disegnando faccine sorridenti sulle pasticche d’ecstasy), tornano con una bustina di tè Star che infilano direttamente nella tazza perché, in certi ambienti, ammettere di possedere una teiera può esporre a gravi ritorsioni. Sto divagando. I canditi, sì… una vetrina con colombe di varie dimensioni e forme (tutte comunque colomboidali) mi ha convinta ad entrare, perché nei miei ricordi quello è un dolce che chiama i canditi. Ordino un tè e la gentile signora s’informa sulle mie prefere...

Piccola digressione sul romanticismo.

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  Serata con due amiche che, per questioni di privacy e amore di sintesi, denominerò A1 e A2 (tipo strade con pedaggio): teiera con poetico earl grey, caffettiera con prosaico Lavazza, cibo spazzatura vario, Miss Marple alla tv che sferruzza e risolve misteri. Intanto si chiacchiera, perché quella Marple lì l'abbiamo già vista. A dire il vero, io sono più silenziosa per via del fatto che non ricordo chi è l'assassino (e non sono la più anziana del gruppo; fa pensare e preoccupare). A1 - Perché oggi gli uomini hanno perso il romanticismo di quando avevamo 20 o 30 anni? È una vita che nessuno m'invita a cenare in un bel ristorante... un caffè, al massimo l'apericena... che è una parola quasi più odiosa di... Io - Metastasi? - Se serve un aiuto con sinonimi e affini, non mi tiro indietro. A2 - Fiori, un ciondolo... mai più visti. Sto da un anno con A3 (come sopra) e si è pure dimenticato l'anniversario: è uno, mica cento! E il compleanno, pure a Natale è caduto dal ...

Sull’amicizia e i suoi dolori.

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  “Il termine " amico " è da ricondurre direttamente al latino amicus che ha la stessa radice di amare, per cui significa letteralmente "colui che si ama". ” Da etimoitaliano.it Mi è più facile comprendere i meccanismi dell’amore romantico , passionale, di quelli dell’amicizia. Si somigliano; si somigliano proprio tanto: scatenano “effetti indesiderati” analoghi (gelosia, paura dell’abbandono, dolore per il tradimento o la perdita); sono similari persino nella genesi… quel colpo di fulmine o il lento innamoramento che fa capire quanto sia importante avere accanto quel particolare individuo. Non so cosa scatti nella nostra mente quando incontriamo coloro che poi diventeranno amici. Verrebbe da pensare che si tratti di un’affinità intellettuale, ma nel tempo ho imparato che non è così; i miei migliori amici hanno passioni e idee perlopiù divergenti dalle mie: possiamo allestire delle lunghe ed estenuanti risse verbali parlando di politica, religione, stili di vit...

Oggi, un romanzo che mi è piaciuto molto.

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  In un mare di conchiglie vuote, seppur esteticamente gradevoli, a volte capita di trovare una perla. Mentre mi concedo una pausa leggendo un libro “grazioso”, ripenso a un romanzo ricevuto in regalo qualche mese fa e iniziato senza troppo entusiasmo (mi accade d’essere superficiale nell’approccio con autori a me sconosciuti). Mi è arrivato da un'amica che, se ben ricordo, l'ha letto dopo averlo trovato in una piccola libreria "per botta di fortuna" (così mi ha scritto). Ne rimase talmente colpita che si prodigò a rintracciarne una copia anche per me, e non le fu facile. Il testo in questione s'intitola "Il vecchio figlio" ed è scritto da Luciano Allamprese, editore Atlantide. Lessico e ritmo perfetti, trama avvincente (seppur costruita su una storia famigliare semplice, senza fronzoli né eclatanti colpi di scena), un’eleganza stilistica rara; si intuisce la profonda cultura dell'autore che, tuttavia, evita di snocciolarla con la palese presunzione ...