Post

Fuori non è bello

Immagine
Non ero lì Stamattina mi è toccato stare fuori casa. Mi piacerebbe dire che ne sono uscita indenne, ma così non è. C'era da risolvere la questione di un postino evidentemente disonesto o di una catastrofe naturale (non escludo alcuna pista) che ha fatto sparire un libro spedito un mese fa. Per risolvere intendo rispedire, che altro si può fare? Non è che si possa fare intervenire il reparto scientifico del FBI (mi verrebbe da aggiungere una L e anche un apostrofo), anche se mi piacerebbe. Con il mio pacchettino ho atteso nell'ufficio postale. Non è un brutto posto, è questione di gusti. Il mio gusto dice che vuoto sarebbe meglio, ma anche qui non mi è concessa la possibilità di lavorarci su. Magari, ecco, regolare il termostato su una temperatura di qualche tacca sotto a quella indicata per una serra di piante tropicali, non sarebbe male. Perché inizi a spogliarti e quando poi esci di corsa ti accorgi che sei in canottiera e fuori ci sono dieci gradi. Ho i...

Sono un po' giù

Immagine
Sono un po' giù. Sulla U di giù ci va l'accento, inutile far finta di niente. Dicevo, prima che la questione dell'accento grave (che di per sé aggrava l'errore) creasse un piacevole diversivo, che ho l'umore un po' basso; se ci guardo dentro vedo Kyoto: un bello spettacolo, per carità, ma al momento avrei bisogno di sentirmi sull'Himalaya (controllato su Google perché ho un problema anche con le ipsilon). In casa ho 14 gradi: un bel numero, tiene compagnia ma non riscalda il  cuore e nemmeno le ossa. La cervicale fa un po' male, fortunatamente solo se muovo il collo (poi non ditemi che vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto), non riesco a scongelare il merluzzo per cena che, vista la temperatura esterna, brama di tornare nel freezer. Ho anche finito le olive nere, che con il merluzzo ci sguazzano a meraviglia. Le olive mi piacciono tanto, le fagocito senza pensare di averle acquistate per accompagnare la pasta o, appunto, il merluzzo. ...

Ansia da gatto

Immagine
Vi ho già parlato del mio rapporto con gli animali, e in particolari con i gatti. Così come ho già scritto di Lisbeth (se volete rinfrescarvi la memoria, potete leggere  QUI ). Con il tempo non sono riuscita a educarla come si deve, e nemmeno mi ci sono impegnata più di tanto; è rimasta un po' selvatica, diciamo così. Non le piace stare in casa, ecco. Non dicono che gli animali somigliano ai loro padroni? Non è vero, fidatevi. Così, basta lasciare una finestra socchiusa (ma anche chiusa, tanto ha imparato ad aprirla) e lei scappa. Io mi faccio prendere dal panico e sono costretta a uscire per recuperarla.  Insomma, riassumendo, non è il gatto adatto ad un'agorafobica a cui gioverebbe un animale/pianta da appartamento, che gli si dà un po' d'acqua, della pappa, e finisce lì. Ora c'è una novità: Lisbeth si è innamorata (credo) di un muratore moldavo che viene a fare dei lavori in questo stabile disastrato, talmente disastrato che i muratori ormai li consi...

Panico da timidezza

Immagine
Stamattina mi è accaduta una cosa curiosa, direi buffa, se non fosse che mi ha scatenato una punta di panico.  Solo una punta, cioè quello stato borderline tra un attacco d'ansia che toglie il respiro e un'ombra di panico che spinge alla fuga ma non paralizza del tutto. Ci siamo capiti, temo. Il dato positivo è che, come spesso accade in questi frangenti, la mia reazione mi ha consentito di capire qualcosa in più di me stessa: di solito non è piacevole, ma male non fa... o comunque non uccide. Sono andata dal mio medico di base per avere la prescrizione mensile di Xanax. Al solito, mi sono sentita come una vecchietta che attende con ansia la pensione per andare finalmente a fare la spesa al supermercato. La segretaria è entrata con il mio foglietto dalla dottoressa per la firma; ne seguo sempre il percorso, casomai si perdesse per strada... e lì sembro un tossico che punta lo spacciatore fino al luogo in cui tiene la "roba". Le due signore erano nello...

Ritornare a casa

Immagine
Prima dell'agorafobia, a nevrosi inesplose, qui si usciva parecchio. Non è che facessi lunghi viaggi; mai sperimentato il coast to coast negli Stati Uniti, per dire, ma solo perché ho sempre peccato di pessima gestione delle finanze (posto che ce ne fossero) e l'America non è mai stata tra le mie priorità. Però, molto spesso, andavo in qualche posto, perlopiù scelto sulla spinta del momento, con la mia auto scassata (sempre avuto rottami, se mi regalassero un'auto nuova non oserei toccarla nemmeno con una canna da pesca, probabilmente). Per capirci, nel bagagliaio c'era sempre uno zaino con il cambio di vestiti, la biancheria, spazzolino e dentifricio. Ho sempre tenuto molto all'igiene orale, più di una volta qualche passante ha avuto il piacere di vedermi lavare i denti a una fontanella pubblica (soprattutto a Roma, chissà perché? Forse lì mangiavo in continuazione). Per il resto potevo restare sporca per giorni; lo so che non è bello da dire, che si...

La banda dei pensionati (il mio romanzo)

Immagine
Avvertenza: qui abbiamo bieca pubblicità. Oh, sì. Questo pezzo lo scrivo per invogliarvi all'acquisto di un romanzo (a dire il vero potete farlo comprare ad altri e poi chiederlo in prestito, ma la sostanza non cambia), non si scappa. Cioè, voi potete scappare, siete ancora in tempo. Dal paragrafo successivo si va di messaggio promozionale, non dite che non vi ho avvertiti (per l'avvertenza ho persino usato caratteri piccoli... come nelle pubblicità, appunto). Non so se ricordate, ma lo scorso anno ho avuto un periodo proprio brutto.  Ci ridevamo su tutti insieme, ma l'esaurimento nervoso stava già annodando i fiocchi per agghindarsi a festa. Era estate, quindi avevo più tempo per rotolarmi nelle paranoie. Così, come spesso faccio in questi casi, ho scritto un romanzo. Ne abbiamo già parlato: a mio parere, la creatività (in qualsiasi modo si esprima) è un eccellente antistress, o comunque dà l'impressione di riempire il vuoto vacuo che si annida dentro ...

Ci sono poco

Immagine
Da qualche tempo sono latitante. Non è che evito questo luogo, capita che appena sto per scrivere mi arrivi una telefonata o una mail per questioni di lavoro. Detto tra noi, odio lavorare; non adesso, sia chiaro: da sempre. Se il destino avesse assecondato le mie inclinazioni, sarei nata già equipaggiata di stipendio e avrei trascorso la vita senza preoccupazioni e, a mio parere, senza panico.  Ma non si può sapere. Ciò che so per certo è che la mia presenza saltuaria in questo luogo (che poi è la mia tana) ha provocato la fuga di due lettori del Belgio. Non so chi siano, non conosco i loro nomi, ma sono dispiaciuta; perché, diciamoli, i belgi sono stati i primi frequentatori di questo blog, mi erano diventati di famiglia e li aspettavo dal momento della messa online del pezzo: comparivano i belgi e io passavo a fare altro. Il fatto è che gli ultimi due mesi sono stati (e proseguiranno) ricchi di impegni, una roba da far fatica a stare seduta sulla sedia e (attenz...