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Un agosto anomalo

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Non arriverei ad affermare che agosto è un mese che non mi piace; tuttavia,  se dovessi stilare una classifica dei mesi dell'anno preferiti, agosto si piazzerebbe al dodicesimo posto. Diciamo che lo trovavo vagamente interessante quando ancora le città si svuotavano, ma allora andavo in vacanza maledicendo di non poterlo fare a ottobre. Di solito, da qualche annetto, mi chiudo in casa e, almeno per le due settimane mediane, stacco il telefono, a volte il modem, e mi limito a sonnecchiare lasciandomi disturbare solo dal ronzio del ventilatore. Non quest'anno. Quest'anno è anomalia, strano che i Maya non abbiano detto nulla in proposito. Innanzitutto ho deciso di ospitare per una dozzina di giorni una persona con al seguito una coppia, a me del tutto sconosciuta, con il sovrappiù di una bambina iperattiva che mi si è attaccata come una tellina allo scoglio. E' un fatto che io sia un po' refrattaria al contatto umano, che la mia casa sia una sorta di tempio in cui tocc...

Lavoro, ansia, rabbia, sarcasmo e via

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Cercare lavoro è ansiogeno. Presentarsi ai colloqui espone al panico: tutta quella tensione per fare una buona impressione e non mostrare alcuna tensione (tanto meno un attacco d'ansia) mette a dura prova il sistema nervoso. Se poi si ha un'età che supera di molto i requisiti richiesti , ai disturbi sopra citati si aggiunge quella punta di depressione e fiducia nel fallimento che conferiscono la classica postura con spalle incurvate e mento mesto. Attenzione, però: la sequela di "no" incassati, a lungo andare, aggiunge quel pizzico di rabbia che può aiutare. E' vero che la rabbia viene collocata nella colonna dei sentimenti negativi, ma è altrettanto vero che è un istinto primordiale che ci sprona a difenderci per sopravvivere nell'ambiente in cui ci troviamo; e, non vivendo nella savana circondati dai leoni (e quindi con una grana in meno di cui occuparci), il lavoro costituisce l'elemento fondamentale per sopravvivere. Quindi, se espressa in modo adeg...

Mi mandate una storia?

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Comunicazione di servizio: purtroppo, tra i commenti di queste pagine, ci sono quelli un tizio (o una tizia, non azzardo ipotesi di genere) che, nonostante abbia tentato di "eliminare" più volte, continua a pubblicare testimonianze allettanti su alcuni lavori a domicilio di cui ho parlato in termini non lusinghieri. Intanto, chi si firma "anonimo" ha la credibilità di un ladro che si offre di farvi il trasloco gratis; poi, quando vi raccontano di guadagni favolosi, non credeteci... per il principio dei vasi comunicanti più sono alte le cifre, più sale il livello della fregatura. Tuttavia, per non sbagliare, prendete con beneficio d'inventario anche gli annunci che prospettano guadagni contenuti (parlo sempre di lavori a domicilio). Personalmente ritengo che chi cerca di fregare persone in seria difficoltà possieda la sensibilità e la moralità di appena una tacca sopra a quelle di un pedofilo. Per favore, non ci cascate! Io l'ho fatto e non smetterò mai di pe...

Qual è una vita normale?

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Foto di Xusenru Piano piano si ritorna a una vita normale. Lo sento ripetere con effetto eco, e quando me lo dicono, se è una giornata buona, esibisco entusiasmo. Un entusiasmo falso, ma a volte le bugie sono necessarie perché fanno del bene. Però, ogni volta, mi chiedo cos'è, qual è una vita normale. Poi, per amor di paranoia, parte la piramide di domande collegate: chi è normale? Chi ha fissato i parametri della normalità? E costui, chiunque fosse, era normale? La normalità è un concetto che mi turba da sempre; mi perseguita fin dall'infanzia, quando sentivo frasi tipo "questa bambina non è tanto normale". Ecco, anche qui, la normalità ha sfumature o è un assoluto? Se esiste una formula, uno schema, un accidente di regola che determina cosa è normale e cosa non lo è, come si può essere tanto o poco normali? Cercando sul vocabolario Treccani il significato della parola "normalità", ed escludendo le accezioni geometriche e giuridiche, la d...

La gente e la via dell'eremitismo

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Prima era diverso. Ero diversa io. Non sto parlando di decenni fa, credo si tratti di una manciata di mesi; è non per via della pandemia, quella casomai mi è servita ad acquisire quella "consapevolezza" di cui molti si riempiono la bocca (lo faccio anche io, eccomi qui). La mutazione riguarda la gente, o meglio il mio rapporto con l'umanità. Qui è d'obbligo una premessa: questa è la mia terza vita. Non sto parlando di karma, reincarnazione o altre cosucce carine su cui intrattenersi amichevolmente quando non c'è di meglio da pensare. No, ritengo di aver vissuto una prima vita che va dagli 0 ai 15-16 anni e che preferisco dimenticare, pur non riuscendoci; la seconda arriva ai 32 ed è stata parecchio divertente, follia permettendo; ora sto vivendo nella terza che, con benevolenza, definisco catastrofica ma interessante. Nella prima ero affetta da timidezza patologica e diffidenza diffusa verso le persone... tutte, parenti compresi (e in alcuni casi,...

Ne usciremo migliori? Ciau bale!

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Erano i primi giorni. Il vento dell'est, sotto forma di giramondo che avevano fatto almeno uno scalo in Cina, aveva portato dentro i nostri confini il virus che si aggirava come la molecola di sodio nell'acqua: "C'è qualcuno?"; a differenza dello sferoide con voce petulante dello spot, ha trovato un casino di gente. Erano i primi giorni, dicevo, ed eravamo tutti annichiliti, scioccati, insomma ci si cagava addosso dalla paura. Allora ci si sentiva uniti, ci si voleva bene come manco a Natale. Che meraviglia! Potendo, ci saremmo uniti in un unico, sincero e avvolgente, abbraccio planetario... ecco, magari ai milanesi, ai cinesi e ai coreani avremmo mandato una mail affettuosa in luogo del reale contatto umano, ma loro all'inizio facevano più paura degli altri. Ma ci si voleva bene, alla partenza della Fase 1. Per una settimana, forse due, siamo usciti sui balconi a salutare sconosciuti o gente mai considerata, che anzi prima ci stava persino antipati...

Qui c'è roba buona: Più dentro che fuori

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Oggi vi parlerò di un libro, talmente bello che verrebbe da dedicargli un sonetto, di cui ho sentore di avervi già accennato di sfuggita. Il fatto che ne sia io l'autrice non inficia minimamente il suo valore intrinseco, anzi lo rafforza perché la mia autostima è incagliata in abissi tanto profondi che non potete nemmeno immaginare. "Più dentro che fuori", edito da Morellini (persona incredibilmente sagace e sempre sul pezzo anche l'editore), narra le vicende di una donna stanca d'essere imprigionata tra le mura di casa che, un mattino decide di partire per Dublino guidando una vecchia auto debole di motore. Vi ricorda qualcosa? Ebbene, il romanzo è stato scritto, pubblicato e uscito in libreria in tempi non sospetti (oddio, quando è uscito il virus c'era già, ma si aggirava timidamente a tastare il terreno); ma chi scrive con profondità di spirito, coniugata con un'intelligenza che rasenta la genialità - autostima bassa a parte - fini...